Logo di Ober Ramstadt
Home arrow La Storia arrow Oratorio di San Galdino

L'Oratorio di San Galdino: un gioiello da salvare     

 

Ascolta il contenuto di questa pagina in formato mp3  Ascolta il contenuto di questa pagina in formato mp3

 

 


Chiesa di San GaldinoSulla pietra, sopra il listello della colonna della facciata della Chiesetta di San Galdino, si leggono i nomi dei fondatori e l'anno di costruzione (1418).
I fondatori si chiamavano Bernardo e Gabriele Sala.

 

Un tempo la Chiesetta era dedicata a Santa Maria; era piccola ma ben tenuta.

Gli affreschi, che ancora oggi si possono ammirare, sono senz'altro databili fra il XV e XVI secolo. Alle pareti vi sono pitture di santi, quasi a grandezza naturale, ben proporzionati, fra cui Sant'Ambrogio e San Galdino.

 

Soffitto della Chiesa di San GaldinoIl soffitto, una "calotta arborea" incurvata, che si sostituisce alla volta vera, aprendo lo spazio interno, scoperchiandolo, ingendo, al di là dell'intrico delle foglie, l'aperto cielo.

Al centro, tra i grossi rami e foglie c'è lo stemma della famiglia Sala.

Questo stile, chiamato gotico, era usato molto in Lombardia alla fine del '400, tanto che Leonardo da Vinci lo utilizzò per gli affreschi della Sala delle Asse nel Castello Sforzesco. La famiglia Sala, già all'inizio del XV secolo, aveva diversi possedimenti nel territorio di Zelo. Esso comprendeva campi, prati, la strada della Cascina Maggiolina con la casa colonica, la stalla, il forno ed orti.

 

Galdino nacque nel 1100 dalla famiglia milanese dei Valvarei della Sala e forse proprio a Zelo Surrigone. Di sicuro venne a Zelo, insieme ai suoi genitori, a trascorrere l'estate, come solevano fare i nobili di quel tempo.

Fu Cancelliere e Arcidiacono di Milano e nel 1161 dovette abbandonare la città assediata da Barbarossa. Nominato nel 1165 Cardinale di Santa Sabina, subentrò l’anno dopo ad Oberto (Arcivescovo di Milano) nella sede milanese. Favorì la riedificazione di Milano e la fondazione di Alessandria. La morte lo colse sul pulpito di Santa Tecla e le sue spoglie riposano nel Duomo di Milano. Fu canonizzato da Alessandro III e se ne celebra la festa il 18 aprile.

 

Affresco interno alla Chiesa di San GaldinoL'8 ottobre 1649 la nobile Lucia Magni, vedova di Alessandro Sala, dispose che si celebrasse quotidianamente una messa e per sempre, nell'oratorio annesso alla sua casa di Zelo Surrigone (come risulta dagli atti della Curia arcivescovile di Milano). La sua volontà non fu rispettata e, dopo varie vicissitudini, il 27 agosto 1664 il Canonico Carlo Antonio Sala, figlio ed erede universale di Lucia Magni, ottenne l'istituzione della messa nella chiesetta di famiglia con il titolo dei Santi Ambrogio e Galdino. Alla morte del Canonico Antonio Sala, tutti i suoi beni, come da testamento, passarono all'Ospedale Maggiore di Milano che, regolarmente, adempì le ultime volontà del canonico.

 

Portale della Chiesa di San GaldinoIl 28 maggio del 1862 l'Ospedale Maggiore vendeva tutti i beni della famiglia Sala, per una cifra di lire 83.000 al signor Francesco Pasini di Vermezzo, sempre con la promessa di far celebrare la messa quotidiana nella Chiesa di San Galdino.

La chiesa funzionò anche se in modo saltuario, fino a marzo del 1926, quando la popolazione rimase sgomenta per un triste fatto: quel giorno, infatti, il portale d'ingresso della Chiesetta fu trovato completamente chiuso da un muro.

La si voleva trasformare, per soldi, ad un uso improprio, la si voleva cancellare dalla realtà insieme al suo patrimonio umano ed artistico. 

 

Questo era troppo: il parroco Emilio Maerna avvisò subito la Curia di Milano, la quale ordinò di riaprire subito la chiesa di San Galdino al pubblico, pena eventuali giudiziarie. Il muro fu demolito e la chiesa di San Galdino continuò ad essere usata a pubblico culto come fu nella volontà dei nobili Bernardo e Gabriele Sala.

 

Attualmente l'oratorio è dotato di un campanile a vela con monofora, riposto nel luogo originario e perfettamente funzionante dalla domenica del 29 aprile 1979.

 

L'Iscrizione che compare sulla campanella, del peso di circa 32.5 kg, è la seguente: "Santa Maria ora pro nobis - 1722".

 


 

Gli alunni delle classi 5^ della Scuola Elementare di Vermezzo
Anno scolastico 1998/1999

Da una ricerca effettuata dagli alunni delle classi 5^
della Scuola Elementare di Vermezzo,
nell'ambito del progetto "Adotta un monumento"


 

 

 
Per leggere correttamente i file PDF presenti in questo sito si raccomanda di aggiornare Acrobat Reader.

Scarica Adobe Reader